Emily Dickinson
 
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Margherita Guidacci

di Maria Giulia Baiocchi e Corrado Barbieri

Nel 1945 a Firenze, fra le rovine della guerra, un soldato americano conobbe una ragazza di nome Margherita Guidacci. L'unico oggetto, aldilà delle dotazioni militari, che il soldato aveva portato da casa, era un libro contenente i versi di Emily Dickinson, sconosciuta allora in Italia, se non per una pubblicazione, apparsa nel 1939, a cura di Emilio e Giuditta Cecchi, edita da Morcelliana, Brescia.

La ragazza lesse quelle poesie rimanendone folgorata e in seguito diventò la più grande traduttrice italiana di Emily Dickinson, nonché poetessa a sua volta. Ed altro non poteva fare la giovane Margherita dall’animo profondamente sensibile che aveva trascorso l’infanzia in un’estrema solitudine dopo aver perso i genitori a causa di una malattia.
La Guidacci plasmò il suo sentire fra le dolci colline del Mugello, accompagnata nelle sue escursioni dall’amato cugino e poeta Nicola Lisi. Laureatasi in lettere, si specializzò in Letteratura Inglese ed Americana e dopo aver insegnato in diversi licei, passò all’Università di Macerata e poi all’Università Maria Assunta in Vaticano. Visse, a Roma, con il marito, sino alla morte avvenuta nel giugno del 1992.

E' facile immaginare le difficoltà che incontrò la Guidacci fra le varie asperità che presentavano i versi della Dickinson in fatto di punteggiatura, trattini, rime e senso, ma il risultato fu una traduzione che fluisce in modo limpido e scorrevole. Fu un "labour of love", un lavoro faticoso d'amore e di intelligenza, che la portò a tradurre, nel 1947, una prima e limitata scelta delle poesie di Emily, seguita nel 1961, dalla traduzione di 407 liriche apparse nel volume "Poesie e Lettere” (Prima Ed. Sansoni), cui si aggiungeranno altre traduzioni come quella edita da Rizzoli, Milano, nel 1979 e dal titolo “Poesie”.

Nel 1949, anche la traduttrice Marta Bini aveva pubblicato una scelta di liriche della Dickinson con testo a fronte (Denti, Milano). Ma altri, negli anni successivi, si cimentarono in nuove e parziali traduzioni, come Guido Errante, in una prima edizione del 1956 (Poesie – Ed. Mondadori), in una seconda del 1959, sempre di Mondadori e infine in una terza, del 1975, edita da Guanda, Parma.
Tuttavia, per poter avere un quadro più completo e articolato dell'opera e della vita della Dickinson, si dovranno attendere in Italia gli anni '70 e '80, e i tanti e successivi contributi di studiosi, anglisti e traduttori. Fra quanti hanno permesso di conoscere l’opera di Emily Dickinson citiamo: Alessandra Cenni, Annalisa Cima, Massimo Bacigalupo, Ginevra Bompiani, Marisa Bulgheroni, Nadia Fusini, Giovanni Giudici, Barbara Lanati, Silvio Raffo, Gabriella Sobrino e la poetessa Bianca Tarozzi.

L'opera che racchiuderà in Italia l'intero corpus poetico (1775 liriche) della Dickinson sarà Il Meridiano Mondadori a lei dedicato nel 1997, dal quale apparirà con evidenza il contributo fondamentale di tre traduttori principali, che definiremmo "storici": Margherita Guidacci, Massimo Bacigalupo e Silvio Raffo, quest'ultimo artefice di un lavoro appassionato e quantitativamente colossale. Nel Meridiano le liriche tradotte dalla Guidacci sono 392 (con una leggera revisione e adattamento di Bacigalupo), quelle da Silvio Raffo 1174, 185 quelle da Massimo Bacigalupo, e un contributo minore di Nadia Campana per le restanti. A Marisa Bulgheroni è stata affidata l'ottima e approfondita prefazione dal titolo " Accendere una lampada e sparire" e la cronologia.

A Nadia Campana, nata a Cesena nel 1954 e morta suicida a Milano nel 1985, si devono le belle traduzioni delle poesie pubblicate nel 1983 dalla Feltrinelli “Le stanze di alabastro”. Barbara Lanati, docente universitario, oltre ad essere una delle principali traduttrici, (numerose sue traduzioni sono apparse in altre edizioni), è la più autorevole biografa italiana di Emily Dickinson, con l'opera "L'alfabeto dell'estasi" (Feltrinelli, 1998).
Il fascino perenne dei versi di Emily ha spinto in continuazione poeti, letterati e studiosi a cimentarsi nel lavoro di traduzione dei suoi versi, impresa che si prolungherà certamente nel futuro, anche se crediamo che l'opera dei traduttori storici di Emily, come appare sul Meridiano, sarà ben difficilmente uguagliata.

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